Forest e garden sharing

CUP: H49F22000090006

coltivare il capitale umano per rigenerare la terra

L'Intervento unisce la mappatura scientifica dei terreni marginali a un'operazione di ingegneria formativa. Dalla cura organico-rigenerativa alla distillazione solare mobile a zero emissioni, ecco come stiamo creando una rete permanente di custodi del paesaggio appenninico.

il recupero degli incolti

La selezione dei siti non è stata operata secondo meri criteri estetici, ma attraverso l’identificazione di terreni marginali e aree demaniali come leva per il ripristino dei servizi ecosistemici, seguendo la metodologia europea MAES (Mapping and Assessment of Ecosystems and their Services). In tale contesto, il recupero degli incolti agisce come un catalizzatore per la resilienza ambientale e la mitigazione del rischio di erosione del suolo.

Il processo di individuazione ha richiesto un’intensa attività di interlocuzione istituzionale con i sindaci e gli uffici tecnici comunali. Sebbene il dialogo abbia coinvolto una pluralità di enti (tra cui Belmonte, Colle di Tora, Longone, e Poggio San Lorenzo), l’analisi agronomica di dettaglio ha evidenziato come solo i territori di Monteleone Sabino e Rocca Sinibalda rispondessero pienamente ai requisiti per accogliere la quota programmata di 500 piante per comune, garantendo le condizioni necessarie per lo sviluppo della filiera. I sopralluoghi tecnici sono stati condotti valutando l’esposizione solare (per massimizzare il tempo balsamico e la qualità degli oli essenziali), l’idoneità delle cultivar angustifolia e x-intermedia (verificate da precedenti test agronomici sul territorio), l’accessibilità logistica e la visibilità paesaggistica lungo i sentieri turistico-naturalistici.

L'architettura formativa

L’attività rappresenta la chiave di volta del capitale umano del progetto, concepita come un’operazione di ingegneria formativa volta a traslare la metodologia MAES in competenze operative. L’obiettivo primario è stato elevare il profilo dei partecipanti da semplici esecutori agricoli a veri e propri “Gestori dei Servizi Ecosistemici”, capaci di valorizzare la lavanda come presidio ambientale. L’erogazione gratuita del corso è stata una scelta politica e strategica precisa: agire come “polizza assicurativa” sugli investimenti materiali, poiché senza un’adeguata preparazione tecnica l’investimento nelle piante sarebbe stato esposto a rischi gestionali inaccettabili.

Il percorso, per un totale di 60 ore di formazione intensiva, è stato affidato all’esperto agricoltore biodinamico Emanuele Tellini. La filosofia pedagogica ha seguito un approccio “evidence-based”, dove la teoria organico-generativa è stata immediatamente validata sul campo, affrontando la vitalità del suolo, la ritenzione idrica e la gestione delle cultivar. Il calendario didattico del 2025 è stato rigorosamente sincronizzato con i cicli fenologici della pianta: sessioni a febbraio e marzo per la cura primaverile, ad agosto per la stasi estiva e la pre-raccolta, e a ottobre per la preparazione al riposo vegetativo.

Il corso ha formato con successo 26 custodi attivi, garantendo una copertura capillare del territorio rurale che include i comuni di Belmonte, Longone, Torricella in Sabina, Rocca Sinibalda, Scandriglia, Castelnuovo di Farfa, Contigliano e Poggio Nativo.

Gestione vivaistica e produzione

Sul piano puramente quantitativo, l’attività vivaistica ha consolidato risultati straordinari che superano ampiamente le stime e gli obiettivi fissati all’avvio della filiera delle piante officinali. Il lavoro sul campo ha permesso di traguardare e stabilizzare la coltivazione di ben 5.800 piante, registrando un incremento netto del 16% rispetto al target iniziale di 5.000 talee originariamente programmato per il comprensorio.

Questo surplus si è rivelato un patrimonio fondamentale per mantenere il tasso di moria fisiologica ampiamente sotto controllo e in linea con le stime di progetto. Parallelamente, il capitale vegetale della Green Community è stato ulteriormente arricchito attraverso la costituzione di uno stock strategico composto da oltre 1.000 piante perfettamente conservate e radicate in vaso.

Questa preziosa riserva biologica, vitale per la continuità dell’intervento rurale, si trova ora in uno stato di perfetta stabilità ed è pronta per essere utilizzata nei futuri interventi di piantumazione diffusa su tutto il territorio sabino.

 

La distillazione solare mobile

Il distillatore solare mobile è stato concepito come un dispositivo di prossimità atto a dare prova della fattibilità di una filiera corta a zero emissioni. Lo sviluppo tecnico, ultimato nel giugno 2025 dopo una fase di consulenza specialistica per la verifica e messa a punto dei processi estrattivi, ha permesso di certificare l’efficienza del sistema.

In collaborazione con il Teatro Rigodon, lo strumento ha operato come catalizzatore sociale e culturale durante una campagna dimostrativa durante l’estate 2025 itinerante che ha mostrato dal vivo la produzione di olio essenziale e idrolato, elevando la percezione della lavanda da coltura ornamentale a risorsa industriale.

La Lavanda dell'alta sabina

Il modello “Lavanda in Sabina” dimostra che la rinascita delle aree interne passa dalla capacità di unire la cittadinanza attiva alla tecnologia pulita, transforming un finanziamento europeo in un patrimonio di competenze e biodiversità permanente per il territorio.

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