Il territorio dell’Alta Sabina risente storicamente della frammentazione sociale legata alla creazione degli invasi artificiali negli anni ’30. In questo quadro, l’intervento di Teatro Rigodon nel progetto “CSR IN. Alta Sabina” (PNRR M2C1 Investimento 3.2) ha utilizzato il teatro e lo storytelling non come intrattenimento estemporaneo, ma come strumenti di indagine, ascolto profondo (Listening) e co-progettazione (Envisioning) per superare l’isolamento dei 10 comuni del Consorzio e innalzare l’autostima collettiva.
Per attivare un ecosistema rinnovato, Teatro Rigodon ha costruito una rete capillare multi-attore che ha unito:
Il cuore operativo dell’intervento si è articolato in quattro azioni principali.
Una profonda mappatura e raccolta di testimonianze orali, foto, contenuti sonori, audiovisivi e testuali. Definito “macchina antropologica collettiva”, questo archivio non si limita a conservare la memoria, ma la processa in moduli narrativi pronti per generare podcast, installazioni digitali e documentari.
Una forma di rappresentazione popolare priva di finzione scenica. I cittadini non interpretano personaggi inventati, ma sono interpreti di se stessi e del proprio quotidiano (es. il racconto dei caduti davanti ai monumenti, la spiegazione delle erbe selvatiche o letture poetiche di strada).
Un laboratorio innovativo che unisce la fabbricazione digitale alle tradizioni locali. Ha promosso laboratori di panificazione partecipata alla ricerca di uno specifico “pane dell’Alta Sabina”, tramutandosi in uno spazio di performance, condivisione e micro-economia rigenerativa.
Riapertura e allestimento artistico di case abbandonate per ridare voce a luoghi dimenticati. Introduzione della “toponomastica fittizia”, un atto poetico per rinominare le vie dei borghi basandosi sulle storie quotidiane e delle classi subalterne, storicamente escluse dalla toponomastica ufficiale.
Il risultato più rilevante dell’intervento è la costituzione dei Corpi Sociali sui 10 comuni: ecosistemi relazionali distribuiti, flessibili e non gerarchici, nati dall’unione tra cittadini e istituzioni. Questi gruppi operano oggi in piena autonomia per promuovere azioni collettive, recuperare spazi dismessi, generare micro-economie e diffondere buone pratiche di sostenibilità attraverso i canali digitali.
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