La tutela idrica dell’Alta Sabina è una questione di sicurezza infrastrutturale ed ecologica che supera i confini montani. I bacini del Velino e del Farfa ospitano sorgenti di rilevanza inestimabile per la Capitale:
I dati ARPA Lazio (2021-2023) confermano lo “Stato Ecologico Buono” dei fiumi Salto, Turano e Farfa. Ma dietro questo dato si nasconde un paradosso: la purezza dei fiumi è dovuta all’enorme portata d’acqua che diluisce gli inquinanti, non all’efficienza depurativa. I piccoli depuratori attuali scaricano infatti in corsi d’acqua minori e non monitorati, mettendo in grave pericolo i micro-ecosistemi locali.
A questo si uniscono consumi e dispersioni idriche allarmanti. A fronte di una media nazionale di circa 220 litri per abitante al giorno, l’ISTAT ha registrato anomalie estreme (es. 1.101 litri a Torricella in Sabina e 923 litri a Varco Sabino).
La risposta della Green Community è netta: abbattere del 30% i prelievi idrici utilizzando acque non convenzionali (piovane e grigie) per gli usi non potabili, garantendo così la portata ecologica naturale dei fiumi.
I dati anagrafici e di carico dei singoli impianti svelano il motivo per cui i tradizionali depuratori a “fanghi attivi” si stanno rivelando del tutto insostenibili in Alta Sabina:
Colle di Tora (800 ae) e Rocca Sinibalda (Capoluogo – 600 ae)
Pur essendo i poli di maggiore pressione del campione, presentano numeri troppo bassi per giustificare i pesanti costi energetici e di manutenzione di un impianto di tipo industriale. A questo si aggiunge l’oscillazione dei flussi turistici stagionali, che manda regolarmente in crisi la biologia di questi sistemi rigidi.
Vallecupola (400 ae) e Acquaviva (200 ae)
In micro-frazioni come queste, mantenere stazioni di sollevamento meccaniche ed elettropompe sempre attive 24 ore su 24 rappresenta un vero e proprio controsenso economico ed ecologico.
Il paradosso del “carico minimo” I depuratori tradizionali in cemento sono progettati per le grandi città: hanno bisogno di volumi enormi e, soprattutto, costanti. Necessitano di un afflusso regolare di carico organico per mantenere in vita i batteri depuranti. Nei piccoli borghi montani, quando la popolazione diminuisce drasticamente durante i mesi invernali, l’impianto letteralmente “muore di fame”, le pompe girano a vuoto e il sistema smette di depurare correttamente.
La superiorità strategica delle Soluzioni Naturali Come si evince dai dati, tutti questi insediamenti si collocano drasticamente al di sotto della soglia critica dei 2.000 Abitanti Equivalenti (ae). È esattamente in questo scenario che le Soluzioni Basate sulla Natura (NBS), come la fitodepurazione, vincono su tutta la linea: possiedono un’altissima inerzia biologica che permette loro di assorbire gli improvvisi picchi estivi e resistere ai fisiologici cali invernali. Il tutto, senza consumare un solo kilowatt di energia elettrica e annullando i costi delle bollette per i cittadini.
I depuratori tradizionali in cemento falliscono perché sono incompatibili con l’demografia del territorio, caratterizzata da pochi residenti e forti oscillazioni turistiche. I dati di carico lo dimostrano chiaramente.
La tutela dei corpi idrici non ha solo uno scopo gestionale, ma trasforma questi ecosistemi in veri e propri laboratori per il recupero della biodiversità.
Lo studio propone l’abbandono del modello idrico tradizionale (basato solo sull’acquedotto) a favore di risorse idriche alternative. Recuperare le acque piovane e “grigie” per gli usi non potabili offre un doppio vantaggio: abbatte i costi delle bollette per i cittadini e riduce i prelievi idrici alla fonte, lasciando più acqua nei fiumi per garantirne la naturale “portata ecologica”.
L’intera analisi si inquadra nella Strategia UE per la Resilienza Idrica, che privilegia le Soluzioni Basate sulla Natura (NBS) rispetto alle infrastrutture in cemento. Sostituendo i piccoli impianti obsoleti con bacini di fitodepurazione, l’Alta Sabina risponde in netto anticipo alle recenti Direttive UE, che introducono nuove e severe regole per i depuratori.
Le azioni strategiche e tecniche per la gestione integrata della risorsa idrica nell’Alta Sabina non sono semplici intenzioni, ma interventi mirati definiti con rigore ingegneristico dallo Studio di Fattibilità di IRIDRA.
Ogni azione è concepita per abbattere i consumi, tutelare i micro-ecosistemi e rigenerare il territorio attraverso soluzioni concrete, suddivise in quattro macro-categorie strategiche.
L’obiettivo trasversale della Green Community è ridurre i prelievi da acquedotto di almeno il 30%, abbandonando il modello rigido tradizionale. La strategia punta sul riutilizzo delle acque piovane e “grigie” per tutti gli usi non potabili (irrigazione pubblica e risciacqui WC), lasciando l’acqua pulita nei fiumi e riducendo i costi in bolletta.
Realizzazione dei lavori per l’ottimizzazione e l’efficientamento idrico della Piscina Comunale, prototipo di sostenibilità per l’intera area.
Sviluppato il progetto di fattibilità per l’efficientamento del centro sportivo/piscina, pronto per essere candidato a prossimi finanziamenti.
Installazione di un sistema di recupero delle acque piovane dal tetto della scuola elementare. L’acqua verrà accumulata in cisterne interrate per garantire l’irrigazione a costo zero del parco pubblico antistante.
Integrazione di un sistema di raccolta idrica nella nuova area di parcheggio comunale. Tramite cisterne e un piccolo laghetto integrato, le acque meteoriche sostituiranno l’uso di acqua potabile per l’irrigazione del vicino Parco Pubblico.
Sostituire i vecchi depuratori in cemento (a fanghi attivi) con impianti di fitodepurazione (Nature-Based Solutions) permette di azzerare i consumi elettrici, eliminare i sollevamenti meccanici e assorbire con efficienza le oscillazioni di carico tipiche dei nostri borghi.
Delocalizzazione d’urgenza dell’impianto principale, attualmente minacciato da una frana attiva. Il nuovo sistema NBS a valle sarà dimensionato per trattare i reflui di 2.000 Abitanti Equivalenti (ae) in totale sicurezza strutturale.
Realizzazione di un impianto di fitodepurazione per il centro cittadino e le acque di prima pioggia. Questa azione consentirà la dismissione strategica della stazione di sollevamento “Le Mole”, eliminando definitivamente sversamenti, guasti e cattivi odori.
Sostituzione del depuratore malfunzionante da 200 ae con un sistema naturale a terrazzamenti, perfettamente integrato nel paesaggio a prato-pascolo per massimizzare l’ossigenazione.
Costruzione di un nuovo impianto NBS a monte di quello attuale (400 ae), abbinato alla riparazione del collettore fognario per azzerare le storiche perdite di liquami nel terreno.
Trattenere l’acqua nell’ambiente è l’unica difesa efficace contro la siccità. Queste azioni sfruttano le soluzioni naturali per ricaricare le falde sotterranee e creare corridoi ecologici di altissimo valore scientifico.
Rinaturalizzazione e valorizzazione di una sorgente abbandonata per creare una zona umida protetta. Funzionerà come bacino di ritenzione naturale per la ricarica della falda e come habitat per anfibi e uccelli acquatici, con la prospettiva di integrare un biolago balneabile per la cittadinanza.
Sfruttamento di una valle incontaminata a bassissima pressione antropica per la ritenzione idrica (Natural Water Retention Measures). L’abbondanza d’acqua e l’isolamento rendono il sito il laboratorio ideale per il Rewilding, ponendo le basi ecologiche per ospitare specie rare come la lontra o per la storica reintroduzione del Castoro Europeo.
Per garantire che questa visione si trasformi in realtà duratura oltre i fondi PNRR, lo studio ha tradotto gli interventi in strumenti operativi pronti all’uso.
Tutti gli interventi sono strutturati in schede tecniche complete di stime dei costi, a disposizione dei Comuni e del gestore Acqua Pubblica Sabina come asset pronti per intercettare e attrarre futuri finanziamenti europei, ministeriali o regionali.
Attivazione di programmi di formazione e disseminazione rivolti alla cittadinanza, alle scuole e alle imprese locali per diffondere la consapevolezza sui vantaggi delle soluzioni naturali e sulle buone pratiche di riutilizzo delle acque non convenzionali.
L’obiettivo trasversale di questo asse di intervento era abbattere di almeno il 30% i consumi di acqua potabile derivanti da acquedotto, riducendo l’impronta idrica delle strutture sportive pubbliche.
I lavori fisici e strutturali all’interno del polo sportivo di Poggio Moiano sono stati ufficialmente ultimati e collaudati a dicembre 2025. Le opere di ingegneria naturalistica e impiantistica realizzate includono tre interventi principali.
Installazione di un sistema di fitodepurazione compatto per trattare e recuperare le acque grigie provenienti dalle docce degli spogliatoi maschili e le acque derivanti dal controlavaggio dei filtri della piscina (previa declorazione naturale)
Deviazione controllata delle acque piovane provenienti dalla copertura dell’edificio verso appositi giardini della pioggia (rain garden), progettati per l’accumulo e il filtraggio naturale dell’acqua piovana.
Creazione di un sistema di accumulo idrico interrato, collegato a una nuova rete duale indipendente che permette di riutilizzare l’acqua recuperata per l’alimentazione delle cassette di scarico dei WC e per l’anello di irrigazione del verde pubblico circostante.
Le soluzioni naturali (NBS) qui proposte generano un enorme valore ecologico. i modelli di remunerazione economico-finanziaria legati all’acqua (come i PES, i wallet digitali e la certificazione tramite blockchain) sono stati strutturati attraverso i documenti di governance generale e gli smart contract della Green Community.
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