Nel decennio 2010-2020, il settore primario dell’Alta Sabina ha vissuto una profonda mutazione strutturale. La ricchezza prodotta dal suolo è notevole (oltre 27,5 milioni di euro all’anno, con una crescita del 47%), e il valore fondiario della terra è raddoppiato (+126%).
Tuttavia, questi indicatori positivi nascondono una pericolosa transizione verso un modello agro-industriale che rischia di recidere il legame identitario con il Capitale Naturale (KN). I dati mostrano un paesaggio in rapido mutamento.
Scomparsa di 372 aziende agricole. La Superficie Agricola Utilizzata (SAU) è però aumentata di 1.475 ettari, indicando che poche aziende sopravvissute stanno accorpando i terreni dismessi.
Incremento esplosivo (tra il +196% e il +210%), che segnala una spinta verso monoculture estensive spesso destinate ai mercati globali.
Una contrazione del 28% delle colture legnose. Un segnale d’allarme per la redditività dei sistemi tradizionali, laboriosi e ad alto valore identitario.
Riduzione del 17% di prati e pascoli, con conseguente perdita dei Servizi Ecosistemici legati al mantenimento della biodiversità.
Lo sviluppo dell’intervento si è configurato come un processo dinamico in cui la raccolta dati iniziale è stata costantemente verificata e rimodellata attraverso il confronto diretto con il territorio.
Il territorio esprime un fortissimo “surplus teorico” di cibo: l’Indice di Auto-approvvigionamento (IA) dimostra che la produzione è ampiamente superiore al fabbisogno dei residenti (con picchi di surplus pari a 6,43 a Longone Sabino e 3,14 a Rocca Sinibalda). Eppure, il sistema non riesce a trattenere questo valore: le materie prime alimentano l’export, mentre i cittadini acquistano cibo da canali esterni.
La fase di ascolto e i laboratori territoriali hanno portato alla luce i “freni invisibili” che causano questa dispersione:
Il Toolkit rappresenta il vero e proprio manuale operativo dell’intervento. Creato per superare l’analisi teorica, fornisce alle amministrazioni e agli attori locali le istruzioni pratiche, procedurali e normative per realizzare le 7 idee progettuali emerse e validate insieme alla comunità.
Queste idee costituiscono i progetti sul campo in cui il territorio è chiamato ad attivarsi in modo cooperativo.
Gestione forestale e agricola sostenibile mirata a produrre e certificare stock stabili di CO2 da immettere sui mercati volontari.
Azioni e buone pratiche di gestione del suolo per tutelare, incrementare la ricarica della falda acquifera e purificare i corsi d'acqua fluviali.
Valorizzazione e remunerazione dei servizi ecosistemici culturali, ricreativi e di protezione degli habitat locali.
Riconversione di aree boschive per usi didattici (es. asili nel bosco), ricreativi e terapeutici (Green Care per la salute psico-fisica), in sinergia con la rete dei cammini storici.
Creazione di associazioni di produttori per commercializzare in modo tracciabile le risorse del sottobosco e del legno (tartufo, castagne, legna) tramite punti vendita e ristoro dedicati lungo i sentieri.
Processo di associazionismo informale per creare un disciplinare locale unico e autocertificare i processi produttivi sostenibili, abbattendo i costi di transazione.
Svincolarsi dalla dipendenza esclusiva dalla monocoltura dell'olio, allargando l'accesso al mercato per i piccoli agricoltori tramite il turismo esperienziale, sportivo e le mense scolastiche a filiera corta.
Per dare gambe a queste azioni, il Toolkit si struttura in capitoli procedurali precisi.
Spiega come creare patti volontari tra enti pubblici e proprietari privati per superare la frammentazione fondiaria. Fornisce un iter in 5 fasi, dalla promozione locale fino all'esecuzione e al monitoraggio del piano di gestione.
Illustra l'iter in 7 fasi per candidare il territorio all'International Model Forest Network (IMFN), creando un partenariato permanente per la governance del paesaggio agro-silvo-pastorale.
Delinea un metodo in 7 fasi (dalla mappatura alla sottoscrizione del contratto) per far incontrare i fornitori di servizi ecosistemici con gli acquirenti (come le imprese idriche), includendo casi studio applicativi internazionali come il caso Vittel in Francia.
Fornisce un iter in 10 step per certificare i crediti di carbonio o di sostenibilità. Il toolkit confronta due approcci: il mercato globale del carbonio e i mercati locali territoriali (come quello del Parco Nazionale Appennino Tosco-Emiliano).
Spiega come istituire questa rete locale. Suggerisce 4 fasi operative: la mappatura dei soggetti, la stesura della "Carta della Comunità", la creazione del "Patto del Cibo" e l'identificazione di un Piano Strategico.
Analizza le alternative alle costose certificazioni biologiche tradizionali, spiegando come implementare i Sistemi di Garanzia Partecipativa (PGS) basati sulla fiducia e sul controllo sociale. Include direttive sulla certificazione biologica di gruppo (Reg. UE 2018/848).
Il cibo e la cura della terra non sono più semplici merci, ma il fondamento per trattenere valore nel territorio, attrarre investimenti ESG e garantire un ecosistema resiliente per le nuove generazioni.
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